Con l’abolizione di Quota 103 e Opzione Donna, la nuova Legge di Bilancio 2026 delinea un quadro più rigoroso per l’accesso alla pensione anticipata. Rimangono tuttavia aperte alcune strade basate su contributi versati, età e condizioni specifiche, pensate per tutelare chi ha carriere lunghe o svolge lavori particolarmente sacrificanti.
In questo articolo analizzeremo tutte le opportunità di anticipo pensionistico attualmente in vigore. Passeremo poi alle flessibilità riconosciute ad alcune specifiche categorie di lavoratori. Infine, evidenzieremo l’importanza della previdenza complementare anche in un contesto di “restringimento delle maglie” della flessibilità in uscita.
Pensione anticipata ordinaria
La pensione anticipata ordinaria rappresenta la via principale per uscire dal mondo del lavoro prima dell’età pensionabile ordinaria. Essa non presenta vincoli sull’età anagrafica, ma si concentra esclusivamente sugli anni di contributi versati all’INPS.
Nello specifico:
- gli uomini necessitano di 42 anni e 10 mesi di contributi effettivi;
- alle donne sono richiesti 41 anni e 10 mesi di contributi.
Una differenza, questa, che tiene conto delle discontinuità lavorative tipiche delle carriere femminili e del lavoro di cura non retribuito che, nel nostro Paese, rimane prevalentemente a carico delle lavoratrici.
Nel 2026, questi requisiti restano invariati, grazie al blocco dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita. La Legge di Bilancio 2026 anticipa però i cambiamenti futuri: dal 2027, infatti, scatterà un incremento di 1 mese, che diventerà di 3 mesi cumulativi dal 2028, per bilanciare i costi previdenziali con l’invecchiamento della popolazione.
Una volta raggiunti i requisiti entra in gioco la finestra mobile, un periodo di 3 mesi obbligatorio che intercorre tra la maturazione degli stessi e l’erogazione del primo assegno pensionistico.
Pensione anticipata contributiva
La pensione anticipata contributiva è riservata ai cosiddetti “contributivi puri”, cioè lavoratori che hanno iniziato a contribuire dopo il 1° gennaio 1996, senza diritti maturati nel precedente sistema misto retributivo.
Questo meccanismo calcola l’assegno solo sui versamenti effettivi, trasformati in rendita con coefficienti legati all’età di uscita. La normativa prevede vincoli precisi:
- età minima di 64 anni compiuti;
- almeno 20 anni di contributi versati.
L’importo mensile deve superare almeno tre volte l’assegno sociale annuo, assegno che per il 2026 è stato fissato a 546,24 euro mensili.
La soglia viene ridotta per le lavoratrici madri, per incentivare l’equità di genere, dunque da tre volte l’assegno sociale scende a:
- 2,8 volte per le donne con un figlio;
- 2,6 volte per le donne con due o più figli.
A tal proposito, occorre precisare che la manovra 2026 abolisce il cumulo dei contributi versati nella previdenza complementare con quelli INPS per il pensionamento anticipato introdotto nel 2025. Di conseguenza, l’accesso torna a basarsi unicamente sui versamenti nel regime previdenziale obbligatorio.
APE Sociale
L’APE Sociale, acronimo di Anticipo Pensionistico Sociale, è uno strumento pensato per supportare categorie vulnerabili, coprendo la differenza tra l’età di uscita e quella per la pensione di vecchiaia. Lo strumento è stato prorogato dalla Legge di Bilancio 2026.
Accedono alla misura:
- i disoccupati che hanno esaurito la NASpI da almeno tre mesi;
- i caregiver che assistono familiari con disabilità grave da almeno sei mesi;
- gli invalidi civili con percentuale minima del 74%;
- i lavoratori impegnati in mansioni gravose, come dagli elenchi ministeriali aggiornati annualmente.
I requisiti generali prevedono 63 anni e 5 mesi di età, con 30 anni di contributi per la maggior parte delle categorie. Quest’ultimo requisito, stante la medesima età anagrafica, sale a 36 anni per i gravosi, ridotti di un anno per le madri lavoratrici con figli.
Lavoratori precoci e usuranti
I lavoratori precoci godono di un canale di flessibilità dedicato. Chi ha almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni e rientra nelle categorie protette (disoccupati, invalidi, caregiver o gravosi) può anticipare la pensione con 41 anni di contributi, senza limite minimo di età.
Inoltre i lavoratori che, per almeno sette degli ultimi dieci anni (o per metà della vita lavorativa), siano stati impiegati in attività usuranti, definite dal D.lgs. 67/2011 come mansioni particolarmente faticose (ad esempio turni notturni ripetuti o lavoro in miniere), hanno la possibilità di uscita agevolata con 61 anni e 7 mesi di età più 35 anni di contributi
Cristallizzazione di Quota 103 e Opzione Donna
Come accennato nell’introduzione all’articolo, Quota 103 – che permetteva l’uscita con 62 anni e 41 contributi – e Opzione Donna – riservata alle donne con 35 anni di contributi e 58/59 anni di età a seconda del numero di figli – non sono state rinnovate e, dunque, terminano con il 2025.
La clausola di salvaguardia, inserita nella Legge di Bilancio, tutela chi ha perfezionato i requisiti entro il 31 dicembre 2025. Questi ultimi mantengono intatto il diritto acquisito e possono pertanto inviare la domanda di pensione anticipata anche nel corso del 2026.
Pensione anticipata e fondo pensione
In questo contesto di flessibilità in uscita sempre più contenuta, la previdenza complementare gioca un ruolo sempre più centrale per il futuro di lavoratrici e lavoratori.
Pur essendo venuta meno la norma che consentiva il cumulo dei contributi versati nel secondo pilastro per la pensione anticipata, infatti, essa rimane centrale per integrare un assegno pensionistico pubblico destinato a ridursi sempre di più.
Aderire a un fondo pensione negoziale come Telemaco, possibilmente sin dal primo impiego, consente non solo di pianificare il proprio domani e preservare il tenore di vita al momento del pensionamento, ma anche di risparmiare sulle tasse, grazie a un regime fiscale di favore, e di sostenere costi mediamente più bassi rispetto a fondi aperti e PIP.
Inoltre, i fondi pensione portano con sé una tutela aggiuntiva, che sostiene gli aderenti in caso di disoccupazione prolungata in prossimità della maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.
Parliamo della RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata), che offre loro la possibilità, a determinate condizioni, di richiedere in anticipo il capitale accumulato presso il fondo, in tutto o in parte, sotto forma di rendita erogata fino al pensionamento.
Messaggio promozionale riguardante forme pensionistiche complementari. Prima dell’adesione leggere la Parte I “Le informazioni chiave per l’aderente” e l’Appendice “Informativa sulla sostenibilità” della Nota informativa.