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Che cos’è la perequazione delle pensioni?

Che cos'è la perequazione delle pensioni

Che cos’è la perequazione delle pensioni?

La perequazione delle pensioni pubbliche è un meccanismo che consente di operare un adeguamento degli assegni all’incremento del costo della vita, quando questo si verifica.

Le pensioni pubbliche, infatti, non sono dei monoliti che non crescono mai per tutta la vita del pensionato, ma subiscono degli incrementi annuali in caso di inflazione.

In questo articolo scopriremo nel dettaglio cos’è la perequazione delle pensioni pubbliche, come funziona tecnicamente e come vengono applicati gli indici previsionali e definitivi e in che modo si determinano gli aumenti a seconda degli importi degli assegni pensionistici, con la perequazione totale per le pensioni più basse e quella parziale per quelle più elevate.

Cos’è la perequazione delle pensioni pubbliche?

La perequazione delle pensioni pubbliche è un calcolo che si applica per contrastare gli effetti dell’inflazione e, dunque, della perdita di potere di acquisto, sugli assegni pensionistici.

I pensionati, infatti, non hanno la possibilità di “chiedere un aumento”, come può invece accadere a un dipendente, ma nemmeno quella di godere degli effetti di eventuali scatti di anzianità; per questo motivo è stato ideato un meccanismo automatico per incrementare l’assegno pensionistico.

Ci riferiamo alla cosiddetta perequazione automatica, che indica il meccanismo della rivalutazione degli assegni pensionistici eseguita in base a indicatori di riferimento individuati periodicamente dall’ISTAT, sia in via provvisoria che definitiva (come vedremo nel dettaglio).

La perequazione, infatti, non è totale per tutte le pensioni erogate, ma si riduce al crescere dell’importo dell’assegno preso in considerazione.

Come funziona la perequazione delle pensioni?

Per il calcolo della perequazione si prende come riferimento l’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (l’indice su cui si basa il calcolo dell’inflazione, per intenderci).

Per il riconoscimento della perequazione sugli assegni pensionistici sono previsti due passaggi:

  • alla fine di ogni anno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze emana un decreto che fissa la percentuale di aumento da applicare agli assegni pensionistici dell’anno successivo, in via previsionale;
  • al termine dell’anno successivo viene definito l’indice di variazione definitivo, sulla base del quale si determinano i possibili conguagli.

Dunque, a fine 2022 si determinerà la perequazione provvisoria per il 2023, mentre alla fine del 2023 avremo l’indice definitivo e i relativi conguagli, che possono essere:

  • positivi, se l’indice definitivo supera quello previsionale, dunque i pensionati otterranno un importo aggiuntivo;
  • negativi, se l’indice definitivo è inferiore rispetto a quello provvisorio, dunque i pensionati si vedranno decurtare parte della pensione per appianare la differenza;
  • nulli, nel caso in cui i due indici risultino identici, dunque non vi saranno variazioni in più o in meno sull’assegno pensionistico.

Come si applicano gli indici della perequazione?

Come anticipato, gli indici di perequazione non si applicano allo stesso modo a tutti gli assegni pensionistici

Si parte da una percentuale piena per le pensioni più basse e si passa a una percentuale parziale per quelle più elevate

Nel dettaglio:

  • adeguamento al 100% dell’inflazione per le pensioni di importo fino a 4 volte il trattamento minimo (pari a 524,34 euro nel 2022, dunque il limite è pari a 2.097,36 euro);
  • adeguamento al 90% per le pensioni con importi compresi tra 4 e 5 volte il minimo (quindi assegni tra 2.097,36 e 2.621,70);
  • adeguamento al 75% per gli assegni superiori a 5 volte il minimo (dunque, per il 2022, superiori a 2.621,70 euro).

Ricapitolando, la perequazione permette un aumento automatico delle pensioni, basato sull’inflazione e attribuito totalmente ai redditi più bassi e parzialmente a quelli via via più elevati. Il principio alla base di questo meccanismo è ovvio: supportare i redditi più bassi, che risentono maggiormente degli aumenti del costo della vita

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