Tutte le novità per la previdenza complementare della Legge di Bilancio 2026
Un uomo sorridente legge le novità sulla previdenza complementare nella legge di bilancio 2026 sorseggiando un caffè.

Tutte le novità per la previdenza complementare della Legge di Bilancio 2026

La Legge di Bilancio (o manovra finanziaria) rappresenta il cardine della programmazione economica nazionale, attraverso cui lo Stato definisce annualmente l’allocazione delle risorse pubbliche. Per il 2026, il quadro normativo è delineato dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199, che introduce cambiamenti sostanziali in ambiti strategici come la tassazione, la sanità e la previdenza.

Proprio quest’ultima occupa un ruolo centrale in questa manovra, con una serie di interventi volti a potenziare la previdenza complementare, alla luce delle crescenti difficoltà che il sistema pubblico è chiamato ad affrontare. 

In questo articolo analizzeremo nel dettaglio le novità che interessano il secondo pilastro previdenziale:

  • l’introduzione dell’adesione automatica per i neoassunti a partire dal 1° luglio 2026;
  • l’innalzamento del limite di deducibilità fiscale a 5.300 euro;
  • la nuova disciplina sulla portabilità del contributo datoriale;
  • le opzioni per la destinazione del TFR e i relativi profili di investimento;
  • una maggiore flessibilità nell’erogazione della prestazione pensionistica (con il capitale richiedibile che sale al 60%);
  • l’eliminazione del cumulo dei contributi della previdenza complementare per l’accesso alla pensione anticipata pubblica.

Legge di Bilancio 2026: la previdenza complementare al centro

Come anticipato, l’attenzione riservata alla previdenza complementare nella Legge di Bilancio 2026 scaturisce dalle fragilità strutturali del sistema pensionistico pubblico. L’invecchiamento demografico, aggravato ulteriormente dal calo delle nascite e dall’allungamento della vita media, sta infatti alterando il rapporto tra pensionati e soggetti attivi, generando crescenti squilibri finanziari in un sistema che si regge sulla ripartizione, cioè in cui le pensioni sono finanziate dai contributi dei lavoratori.

Per far fronte a queste criticità, le riforme previdenziali degli ultimi decenni non solo hanno portato a un graduale innalzamento dell’età pensionabile, ma hanno anche ridotto significativamente l’importo dei futuri assegni pensionistici, penalizzando soprattutto chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 e ricade interamente nel sistema contributivo.

In questo scenario, la previdenza complementare si afferma come uno strumento indispensabile per integrare la pensione statale e preservare il proprio tenore di vita al pensionamento. La Legge di Bilancio 2026, nel riconoscere questa situazione, introduce quindi un pacchetto di misure volto a rendere i fondi pensione più attrattivi e flessibili, perseguendo due obiettivi principali:

  • alleviare la pressione finanziaria sul sistema pubblico;
  • fornire ai cittadini mezzi concreti per costruire la propria serenità futura.

Vediamo quindi i principali provvedimenti in materia.

Dal silenzio-assenso all’adesione automatica

Tra le novità più rilevanti della Legge di Bilancio 2026 spicca la nuova procedura di adesione alla previdenza complementare per i dipendenti del settore privato

Dal 1° luglio 2026, infatti, i neoassunti che non hanno posizioni previdenziali attive verranno iscritti automaticamente al fondo pensione negoziale previsto dal proprio Contratto Collettivo Nazionale (CCNL)

L’elemento di rottura più significativo rispetto al passato risiede nell’entità dei flussi finanziari coinvolti. Mentre in precedenza, in caso di adesione tacita, il versamento al fondo riguardava esclusivamente il TFR, l’adesione automatica attuale prevede la destinazione di:

  • TFR maturando;
  • quota a carico del lavoratore, nella misura minima stabilita dal CCNL;
  • contributo datoriale, anch’esso secondo le aliquote previste dalla contrattazione collettiva.

Questo automatismo mira ad assicurare sin dall’inizio del rapporto di lavoro una posizione previdenziale più robusta e strutturata, massimizzando l’accantonamento di risorse per il futuro.

Il lavoratore ha comunque 60 giorni di tempo dalla data di assunzione per manifestare una volontà contraria. Entro questa scadenza, può scegliere di mantenere il TFR in azienda o di optare per una forma di previdenza complementare differente da quella negoziale. 

Nuovo profilo di default per il TFR

La Legge di Bilancio 2026 rinnova profondamente anche le strategie di investimento del TFR per chi aderisce automaticamente alla previdenza complementare.

In passato, le somme conferite tacitamente venivano destinate di default ai comparti garantiti, cioè a linee d’investimento prudenti che, pur offrendo la garanzia della restituzione del capitale investito, limitano sensibilmente le prospettive di rendimento.

Con la nuova normativa, l’approccio evolve verso una visione più dinamica, secondo cui i contributi devono essere investiti tenendo conto dell’orizzonte temporale dell’aderente. La manovra privilegia dunque una strategia life cycle (o ciclo di vita), ovvero una modalità di gestione automatica che adegua progressivamente l’esposizione al rischio in base all’età del lavoratore e al tempo che lo separa dalla pensione.

Nello specifico, tale meccanismo opera su due fasi chiave:

  • fase di accumulo (lavoratori giovani): poiché l’orizzonte temporale è ampio, i risparmi vengono indirizzati verso comparti più dinamici e con una maggiore componente azionaria. Questa scelta punta a massimizzare i rendimenti nel lungo periodo, orizzonte temporale nel quale le oscillazioni di breve termine tendenzialmente verranno riassorbite dalle fasi di crescita;
  • fase di consolidamento (vicino alla pensione): man mano che il lavoratore si avvicina al traguardo pensionistico, la posizione individuale viene spostata gradualmente verso linee più prudenti e con una maggiore componente obbligazionaria. L’obiettivo diventa la protezione del capitale accumulato, riducendo al minimo la volatilità.

Per maggiori dettagli sul funzionamento del Profilo Life Cycle di Fondo Telemaco, invitiamo a consultare la video-pillola dedicata.

Deducibilità dei contributi: innalzata la soglia

La Legge di Bilancio 2026 introduce un incremento del limite massimo di deducibilità fiscale per i contributi versati alla previdenza complementare. A partire dal 1° gennaio 2026, la soglia annua sale da 5.164,57 euro a 5.300 euro. Si tratta di un aggiornamento significativo: il precedente limite era infatti rimasto invariato sin dalla conversione in euro dei precedenti 10 milioni di lire, senza mai subire una rivalutazione che tenesse conto dell’inflazione accumulata negli ultimi decenni.

La deducibilità fiscale rappresenta uno dei principali incentivi per l’adesione ai fondi pensione. In concreto, i contributi versati dal lavoratore (contributo a proprio carico, eventuali contributi volontari e contributi per i fiscalmente a carico) e dal datore di lavoro possono essere dedotti dal reddito complessivo fino al nuovo tetto di 5.300 euro. Tale meccanismo riduce la base imponibile su cui viene calcolata l’IRPEF, garantendo un risparmio fiscale immediato, con effetti maggiori tanto prima si aderisce.

Prestazioni più flessibili

La manovra 2026 introduce novità sostanziali nelle modalità di erogazione delle prestazioni pensionistiche, ampliando significativamente i margini di scelta per gli aderenti al momento dell’uscita dal mondo del lavoro.

Il primo cambiamento riguarda la quota di montante liquidabile sotto forma di capitale: la soglia massima viene innalzata dal 50% al 60%. Questa modifica permette ai neo-pensionati di incassare immediatamente una somma più consistente, destinando il restante 40% alla rendita.

Oltre alla tradizionale rendita vitalizia, inoltre, la Legge di Bilancio 2026 introduce tre opzioni di riscossione più flessibili e personalizzabili:

  • rendita a durata definita: un assegno periodico erogato per un arco temporale prestabilito, scelto dall’aderente;
  • prelievi liberi: la possibilità di attingere dal proprio montante in modo autonomo, decidendo tempi e importi;
  • erogazione frazionata: un piano di prelievi programmati per un periodo non inferiore a cinque anni.

Un elemento distintivo di queste soluzioni risiede nella gestione del capitale. A differenza della rendita vitalizia, che prevede il trasferimento delle somme a una compagnia assicurativa, con queste nuove modalità il montante resta presso il fondo pensione. Continuando a essere investito, esso può generare ulteriori rendimenti anche durante la fase di erogazione, lasciando all’aderente un controllo più diretto sui propri risparmi.

Sul fronte fiscale, le prime due opzioni (rendita a durata definita e prelievi liberi) mantengono il regime agevolato già previsto per il capitale e la rendita vitalizia: un’aliquota del 15% che decresce dello 0,3% per ogni anno di iscrizione alla previdenza complementare oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%.

Diverso è il trattamento per l’erogazione frazionata, che è soggetta a una ritenuta del 20%. In questo caso, la riduzione è dello 0,25% annuo dopo il quindicesimo anno, con un’aliquota finale che non scende sotto il 15%. Questa tassazione, meno favorevole rispetto alle altre opzioni, rappresenta un fattore determinante da valutare con attenzione nella scelta della modalità di liquidazione.

Limiti di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità

La Legge di Bilancio 2026 consolida la protezione di alcune prestazioni della previdenza complementare, equiparandole alle garanzie già previste per le pensioni pubbliche. Nello specifico, godranno dello status di incedibilità, insequestrabilità e impignorabilità le somme erogate come:

  • prestazione pensionistica al momento del pensionamento;
  • RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata);
  • anticipazioni per spese sanitarie.

Tali importi non potranno essere ceduti a terzi, né essere oggetto di azioni esecutive da parte dei creditori. Questa misura assicura una tutela integrale dei risparmi accumulati, proteggendo il pensionato e l’aderente anche in situazioni di estrema necessità.

La protezione si estende all’intero ciclo di vita del risparmio previdenziale: dalla fase di accumulo, in cui la posizione individuale resta intangibile, fino alla fase di erogazione per le prestazioni sopra citate. La finalità della norma è chiara: garantire che le risorse destinate alla previdenza complementare conservino la loro funzione primaria, salvaguardando il lavoratore e la sua famiglia da eventuali pignoramenti.

È tuttavia opportuno precisare che tale tutela rafforzata non è universale. Restano infatti escluse le altre tipologie di anticipazione (come quelle per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa o per esigenze personali) e i riscatti totali o parziali della posizione. Queste somme, una volta liquidate, rimangono aggredibili dai creditori secondo le procedure ordinarie.

Fondi pensione e investimenti in infrastrutture

La manovra 2026 introduce nuove disposizioni riguardanti le politiche di investimento dei fondi pensione, con un’attenzione specifica allo sviluppo delle infrastrutture nazionali. La norma attribuisce al Ministro dell’Economia e delle Finanze – d’intesa con il Ministro del Lavoro e previo parere della COVIP – il potere di emanare linee guida per orientare le risorse verso strumenti finanziari emessi da società o enti operanti in settori strategici per il Paese.

L’obiettivo è canalizzare capitali verso progetti infrastrutturali di rilievo, offrendo al contempo rendimenti competitivi per gli aderenti. Per massimizzare l’efficacia, sono previste modalità di investimento flessibili:

  • investimenti diretti: tramite l’acquisto di titoli emessi dalle società di settore;
  • investimenti indiretti: attraverso organismi di investimento collettivo (OICR) o operazioni di cartolarizzazione (tecnica finanziaria che trasforma crediti illiquidi, come mutui o prestiti, in titoli negoziabili sul mercato).

Questi strumenti permettono una maggiore diversificazione del rischio e l’accesso a progetti su larga scala che richiedono ingenti capitali.

Tuttavia, la manovra ribadisce che la missione primaria della previdenza complementare resta la tutela dell’aderente nel lungo periodo. Per questa ragione, gli investimenti devono rispettare rigorosi criteri prudenziali, evitando strategie speculative che potrebbero compromettere i risparmi dei lavoratori.

Portabilità del contributo del datore di lavoro

Un cambiamento di particolare rilievo introdotto dalla manovra 2026 riguarda la portabilità del contributo datoriale

Fino ad oggi, quest’ultimo era una prerogativa esclusiva dei fondi pensione negoziali, frutto della contrattazione collettiva. Di conseguenza, se un lavoratore si iscriveva a un fondo aperto o a un PIP (piano individuale pensionistico) oppure chiedeva il trasferimento del montante accumulato, perdeva il diritto a percepire il contributo del datore di lavoro.

La Legge di Bilancio 2026 elimina tale vincolo, superando la norma che subordinava il contributo datoriale alle modalità stabilite dalla contrattazione collettiva in caso di trasferimento. Di conseguenza, dopo due anni di partecipazione a una forma pensionistica, il lavoratore acquisisce il diritto di trasferire la propria posizione individuale verso qualsiasi altro fondo di sua scelta (aperto o PIP), mantenendo il diritto a ricevere il contributo del datore di lavoro previsto dal proprio contratto.

Questa modifica amplia sensibilmente la libertà di scelta. Tuttavia, è fondamentale considerare un aspetto critico legato all’efficienza economica. Infatti, non bisogna dimenticare che i costi di gestione variano notevolmente tra le diverse forme pensionistiche:

  • fondi negoziali: essendo costituiti come associazioni senza scopo di lucro, applicano costi contenuti;
  • fondi aperti e PIP: presentano costi in media più elevati.

In concreto, scegliendo uno strumento più oneroso, una parte del contributo datoriale recuperato potrebbe essere assorbita dai costi di gestione, riducendo l’accumulo effettivo della prestazione finale. Per questo motivo, i fondi negoziali restano la scelta più conveniente anche sotto il profilo del rapporto costi-rendimenti, specie nel lungo periodo, poiché variazioni anche minime possono avere un impatto significativo sull’importo della prestazione pensionistica.

Per approfondire, invitiamo a leggere l’approfondimento A cosa serve l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) dei fondi pensione.

Pensione anticipata: eliminato il cumulo con il fondo pensione

La Legge di Bilancio 2026 segna un netto dietrofront su una disposizione introdotta solo un anno fa. Nel 2025, infatti, era stata concessa ai lavoratori nel sistema contributivo puro la possibilità di cumulare i contributi versati nel proprio fondo pensione con quelli del sistema pubblico, così da raggiungere più agevolmente le soglie economiche minime richieste per il pensionamento anticipato o di vecchiaia.

Questo meccanismo, nato come forma di integrazione tra i due pilastri previdenziali, prevedeva requisiti contributivi più rigorosi (25 anni anziché 20, con la prospettiva di salire a 30 nel 2030). Tuttavia, la misura ha trovato un’applicazione pratica molto contenuta. Con la manovra 2026, il legislatore ha scelto di abrogare definitivamente tale norma, chiudendo la possibilità di utilizzare la previdenza complementare come “scivolo” per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro.

Conclusioni

Come abbiamo visto, la Legge di Bilancio 2026 introduce un pacchetto articolato di interventi sulla previdenza complementare, che modificano in modo sostanziale sia le modalità di adesione che le caratteristiche delle prestazioni erogate. 

Nel complesso, le nuove misure delineano un quadro in cui la previdenza complementare viene rafforzata nella sua funzione di strumento integrativo, con l’obiettivo di ampliarne la diffusione e renderla più attraente per i lavoratori, specie i più giovani.

La sfida per i prossimi anni sarà quella di consolidare questi progressi, preservando al contempo le prerogative riconosciute dalla contrattazione collettiva, e di continuare a sviluppare un sistema previdenziale complessivo capace di offrire adeguati livelli di reddito nella terza età, di fronte alle crescenti difficoltà del sistema pubblico.

Messaggio promozionale riguardante forme pensionistiche complementari. Prima dell’adesione leggere la Parte I “Le informazioni chiave per l’aderente” e l’Appendice “Informativa sulla sostenibilità” della Nota informativa.

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