I vantaggi del conferimento del TFR al fondo pensione

Coppia osserva pile di monete in crescita, immagine sui vantaggi del conferimento del TFR al fondo pensione

I vantaggi del conferimento del TFR al fondo pensione

I lavoratori dipendenti, fin dal primo impiego, devono affrontare una scelta importante, che consiste nel decidere se destinare il trattamento di fine rapporto (TFR) alla previdenza complementare oppure lasciarlo in azienda.

In questo articolo partiremo dalla definizione di TFR, per poi scoprire come funziona il suo conferimento alla previdenza complementare e quali sono le novità in vigore dal 1° luglio 2026, nonché i vantaggi fiscali per chi sceglie il fondo pensione.

Vedremo, inoltre, in che modo si determina il rendimento del TFR e come funzionano le anticipazioni a seconda della scelta operata. 

Infine, analizzeremo tutte le motivazioni che rendono la scelta del conferimento del TFR al fondo pensione previsto dal proprio CCNL la decisione più conveniente per il proprio futuro pensionistico.

Cos’è il TFR?

Il Trattamento di fine rapporto (TFR) rappresenta una percentuale della retribuzione lorda che il datore di lavoro accantona ogni anno – precisamente il 6,91% della retribuzione lorda – e che viene corrisposta al lavoratore al termine del rapporto di lavoro. 

Nel tempo il legislatore italiano ha legato strettamente il concetto di TFR alla previdenza complementare. Di conseguenza, questa forma di retribuzione differita, anziché rimanere accantonata in azienda, può essere destinata a un progetto di pensione integrativa attraverso diverse modalità di adesione, come vedremo nel dettaglio nei prossimi paragrafi. 

La destinazione del TFR al fondo pensione può avvenire:

  • all’inizio del primo rapporto di lavoro;
  • in qualsiasi momento successivo. 

In quest’ultimo caso occorre sapere che:

  • il TFR maturato (pregresso) fino al momento della scelta resta in azienda a meno che la stessa, su richiesta del lavoratore, acconsenta a versarlo nel fondo pensione;
  • il TFR già maturato e versato al Fondo di Tesoreria INPS (obbligo legato a requisiti dimensionali dell’azienda) non può in alcun modo essere destinato al fondo pensione;
  • il TFR maturando, ovvero quello che maturerà dal momento dell’adesione al fondo in poi, andrà a confluire nella previdenza complementare. 

Come funziona il conferimento del TFR al fondo pensione?

Il conferimento del TFR al fondo pensione può avvenire in tre modi:

  • adesione automatica, per chi viene assunto per la prima volta nel settore privato dal 1° luglio 2026 oppure cambia lavoro da quella data e versa già il TFR alla previdenza complementare. In questo caso, l’automatismo prevede l’iscrizione al fondo pensione previsto dal CCNL, a meno che il lavoratore non esprima una scelta diversa entro 60 giorni dall’assunzione;
  • adesione tacita, nel caso in cui il lavoratore, assunto entro il 30 giugno 2026, non compia la sua scelta sulla destinazione del TFR entro 6 mesi;
  • adesione esplicita, quando il lavoratore sceglie di aderire volontariamente al fondo compilando l’apposita modulistica e decidendo se attivare altre forme di contribuzione in aggiunta al TFR e la linea di investimento. 

Con la “vecchia” adesione tacita (valida solo per gli assunti fino al 30 giugno 2026) e la nuova adesione automatica (in vigore da luglio 2026), il lavoratore viene iscritto al fondo pensione negoziale previsto dal suo CCNL, che nel caso del settore delle Telecomunicazioni è il Fondo Telemaco. A cambiare sono due aspetti sostanziali:

  • la contribuzione attivata: in caso di adesione tacita veniva versato al fondo negoziale solo il TFR, mentre in caso di adesione automatica la contribuzione è completa di TFR, versamento del lavoratore e contributo dell’azienda;
  • il comparto di investimento: in caso di adesione tacita i contributi venivano destinati a un comparto di default, mentre in caso di adesione automatica la contribuzione è gestita secondo una logica Life Cycle. 

Per approfondire le differenze tra le tipologie di adesione, invitiamo a leggere l’articolo Adesione fondo pensione: automatica, tacita o esplicita?.

Vantaggi fiscali del TFR al fondo pensione

Chi sceglie di lasciare il TFR in azienda subisce una tassazione più elevata rispetto a chi lo destina al fondo pensione. Questo accade perché il TFR in azienda, nel momento in cui si andrà a riscuoterlo al termine del rapporto di lavoro, è soggetto a tassazione separata, con un’aliquota determinata in base agli scaglioni IRPEF. 

Ricordiamo a tal proposito che le aliquote IRPEF vanno da quella più bassa, pari al 23%, a quella più elevata, fissata al 43%.

Il fondo pensione, invece, offre dei vantaggi fiscali per chi vi conferisce il proprio TFR, nel dettaglio:

  • i rendimenti maturati nel corso della gestione sono tassati con un’imposta pari al 12,5% per la quota derivante da Titoli di Stato e al 20% per quella derivante da altri strumenti, entrambe inferiori rispetto a quella del 26% applicata generalmente agli investimenti finanziari;
  • la prestazione finale per i lavoratori del settore privato, cioè la pensione integrativa, è tassata con un’aliquota pari al 15% che si riduce dello 0,30% all’anno per ogni anno di permanenza nel fondo pensione oltre il quindicesimo, raggiungendo un’aliquota minima del 9%.

Ricordiamo, inoltre, che tutti i contributi versati al fondo pensione, a eccezione del TFR, sono deducibili dal reddito imponibile fino a 5.300 euro annui a partire dall’anno d’imposta 2026.

Rendimento TFR 

Il TFR lasciato in azienda non viene investito, ma viene rivalutato annualmente secondo quanto previsto dalla legge. In particolare si applica un tasso di rivalutazione che ha una componente fissa dell’1,5%, a cui si aggiunge il 75% dell’inflazione registrata nell’anno (calcolata rispetto al dicembre dell’anno precedente.  

La rivalutazione è poi soggetta a imposta sostitutiva pari al 17%, dunque il lavoratore riceverà al termine del rapporto di lavoro la rivalutazione netta a cui vengono già sottratte le imposte.

Nel caso di TFR conferito al fondo pensione, invece, i rendimenti sono legati alle scelte di investimento dell’iscritto e del fondo, dunque non hanno una misura prestabilita.

Gli aderenti a un fondo multicomparto, come Telemaco, possono scegliere di destinare i propri risparmi a linee di investimento con profili di rischio diversi. Telemaco, ad esempio, offre tre comparti: 

  • Garantito, con un rendimento atteso più contenuto e un basso profilo di rischio, ideale per chi è vicino alla pensione; 
  • Prudente, che bilancia rischio e rendimento ed è adatto a chi privilegia la continuità nei risultati;
  • Dinamico, con una componente azionaria più elevata, pensato per chi ha davanti a sé un orizzonte temporale più lungo.

Il conferimento del TFR al fondo pensione, specie se fatto fin dalla giovane età, consente all’iscritto di sfruttare al massimo l’orizzonte temporale a disposizione puntando su comparti a più alto rendimento potenziale in fase iniziale, per poi consolidare la propria posizione negli anni immediatamente precedenti il ritiro dal lavoro, attraverso una linea di investimento meno rischiosa.

Inoltre, come anticipato, i versamenti dei “nuovi” aderenti automatici di Telemaco non vengono più destinati al comparto di default (come accadeva in passato con l’adesione tacita), bensì al Profilo Life Cycle.

Questo percorso di investimento automatizzato consente di gestire il cambio di comparto in modo dinamico, in base agli anni che mancano al pensionamento, così da mantenere un’esposizione al rischio coerente con il proprio orizzonte temporale.

Ecco perché è molto utile aderire a Telemaco fin dalla giovane età e, nel caso dei già aderenti, valutare l’iscrizione al Fondo anche per i propri figli fiscalmente a carico, che avranno un orizzonte temporale molto lungo per costruire la propria posizione previdenziale.

Anticipazione TFR

Sia che il TFR resti in azienda, sia che vada al fondo pensione, è prevista la possibilità di richiedere l’anticipazione per quanto dovuto, dunque richiedere una parte del TFR prima del termine del rapporto di lavoro o del pensionamento.

Ciò nonostante, la scelta della previdenza complementare si rivela più flessibile e adeguata alle possibili esigenze del lavoratore. 

Infatti:

  • per le spese sanitarie, il fondo pensione prevede anticipazioni fino al 75% richiedibili in qualsiasi momento, mentre in azienda l’importo massimo è pari al 70% ed è necessaria una permanenza di almeno 8 anni;
  • per l’acquisto della prima casa per sé o per i propri figli il fondo pensione permette un’anticipazione del 75% dopo 8 anni di iscrizione a una qualsiasi forma di previdenza complementare, mentre l’azienda può concedere fino al 70% dopo 8 anni di lavoro presso lo stesso datore;
  • l’anticipazione per ristrutturazione della prima casa per sé o per i figli è contemplata per chi opta per il fondo pensione (massimo 75% dopo 8 anni di adesione alla previdenza complementare), mentre di norma non è prevista per chi lascia il TFR in azienda;
  • è possibile richiedere un’anticipazione del 30% dopo 8 anni di permanenza nella previdenza complementare per qualsiasi esigenza, mentre per il TFR lasciato in azienda non esiste questa previsione se non per spese specifiche legate a formazione o fruizione del congedo parentale (70% dopo 8 anni).

Inoltre, l’azienda non è obbligata a soddisfare tutte le richieste di anticipazione del TFR nell’arco dello stesso anno solare, ma è tenuta a rispettare i limiti annuali previsti dalla legge:

  • 10% dei lavoratori che ne possiedono i requisiti;
  • 4% del totale dei dipendenti dell’azienda.

Infine l’anticipazione del TFR in azienda può essere richiesta una sola volta, mentre quello conferito nel fondo pensione può essere anticipato più volte, nel rispetto dei limiti complessivi. A tal proposito, ricordiamo che ogni anticipo riduce l’importo del montante su cui si calcola la pensione integrativa.

TFR al fondo pensione: perché conviene? 

In questo articolo abbiamo visto alcuni dei motivi per cui il conferimento del TFR al fondo pensione conviene. 

I principali vantaggi riguardano, nello specifico:

  • una tassazione agevolata sulla prestazione finale (dal 15% al 9%) rispetto a quella prevista per il TFR lasciato in azienda (non inferiore al 23%);
  • la possibilità di ottenere il contributo del datore di lavoro;
  • la deducibilità fiscale dei contributi versati fino a 5.300 euro all’anno;
  • la possibilità di scegliere tra linee di investimento differenti, con relativa modulazione del rapporto rischio/rendimento anche in funzione degli anni che mancano alla pensione;
  • la possibilità di accedere a modalità di anticipazione del montante accumulato più flessibili rispetto a quelle previste nel caso del TFR lasciato in azienda.

Bisogna poi considerare che il mercato del lavoro oggi comporta una maggiore mobilità da un’azienda all’altra, il che non consente di accumulare TFR ingenti. Se destinato alla previdenza complementare, invece, il TFR continua ad accumularsi anche in caso di cambio di rapporto di lavoro, permettendo all’aderente di costruire una base importante per la propria pensione integrativa.

Messaggio promozionale riguardante forme pensionistiche complementari. Prima dell’adesione leggere la Parte I “Le informazioni chiave per l’aderente” e l’Appendice “Informativa sulla sostenibilità” della Nota Informativa.

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